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Diabete di tipo 2, terapia con la flora batterica intestinale

La prevalenza mondiale di obesità e diabete di tipo 2 (Dm2) continua ad aumentare, e di recente è stato identificato il potenziale ruolo del microbioma intestinale, ovvero la totalità del patrimonio genetico del microbiota che costituisce l’insieme di microorganismi che si trovano nel tubo digerente dell’uomo (quindi della flora batterica intestiale), in questo tipo di disturbi metabolici. Parola di Annick Hartstra del Dipartimento di medicina vascolare dell’Università di Amsterdam in Olanda, prima autrice su Diabetes Care di un articolo di revisione sull’argomento.

test per il diabete

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«L’obesità si associa a cambiamenti nella composizione della flora batterica intestinale, tanto che il microbiota degli obesi sembra essere più efficiente nella raccolta di energia dalla dieta» spiega la ricercatrice, aggiungendo che il trapianto di microbiota fecale (Fmt) di donatori magri di sesso maschile nei maschi con sindrome metabolica ha determinato un significativo miglioramento nella sensibilità insulinica di questi pazienti. E tale miglioramento è risultato associato a una maggiore biodiversità microbica intestinale, tra cui un netto aumento nel numero di ceppi batterici produttori di butirrato, coinvolto nella produzione di energia degli enterociti e nella protezione dagli stati infiammatori.

«Tali differenze nel microbiota potrebbero rappresentare un primo marcatore diagnostico per lo sviluppo di diabete di tipo 2 in pazienti ad alto rischio» aggiunge l’autrice, puntualizzando che prodotti del metabolismo batterico, come il butirrato appunto, possono causare effetti metabolici positivi attraverso l’induzione dell’attività mitocondriale, e l’attivazione della gluconeogenesi intestinale attraverso diverse vie di espressione genica e di regolazione ormonale e la prevenzione dell’endotossiemia metabolica, ossia l’aumentata produzione di fattori pro-infiammatori con diminuzione delle difese immunitarie e comparsa di insulino-resistenza.

«Compito della ricerca futura è quello di verificare  i prodotti del metabolismo batterico hanno gli stessi effetti dei batteri intestinali che li formano, al fine di spianare la strada in ultima analisi, allo sviluppo di interventi più efficaci per trattare l’obesità e il diabete di tipo 2»  osserva Hartstra. E conclude: «Il rapido sviluppo delle tecniche attualmente disponibili, compresi i trapianti fecali, ha già mostrato risultati promettenti, aprendo la strada a nuove terapie basate sul microbioma intestinale».

Author: microscopyworld

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