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Marijuana medicinale: 10 patologie per cui potrebbe essere utilizzata

Marijuana

Nome botanico Cannabis sativa, meglio nota come marijuana, è una sostanza psicoattiva usata anche per fini medici. Lo sa bene Suzanne Sisley, psichiatra di Phoenix in Arizona che lavora con i veterani colpiti da Ptsd, il disturbo da stress post-traumatico, cercando di curare la loro ansia, l’insonnia, la depressione e i flashback. «Pochi farmaci funzionano, e anche questi spesso sono inadeguati» esordisce il medico, spiegando che sempre più pazienti le riferiscono di sentirsi bene con la marijuana medicinale.

Ma i racconti non bastano: con la marijuana per uso medico legale in quasi la metà degli Stati Uniti, sempre più medici si chiedono che impatto questo farmaco abbia sulle persone, chiedendo informazioni sul dosaggio e sul suo impatto a lungo termine. Sisley ha cercato risposte nella letteratura medica, ma non ha trovato molto. E quando ha fatto domanda alle autorità federali per svolgere studi lei stessa è stata accolta da resistenze e cavilli burocratici, come altri ricercatori prima di lei. Questo perché la marijuana è una sostanza sotto stretto controllo federale, e la Dea, la Drug enforcement administration, non la ritiene affatto una medicina, considerandola come eroina e Lsd. «Per fare ricerca sulla marijuana gli scienziati hanno bisogno dell’approvazione di diversi dipartimenti federali. E avere il nullaosta è cosa rara, tanto che gli studi sulle sue qualità medicinali della cannabis sono piccoli, in fase iniziale o al massimo osservazionali. «E i medici non la usano, anche se sembra che funzioni, senza che prima sia inserita nelle linee guida di pratica clinica. Ma per inserirla servono studi: è un gatto che si morde la coda» spiega la psichiatra, ricordando che un disegno di legge bipartisan chiamato Compassionate access, research expansion, and respect states act è stato proposto al Senato degli Stati Uniti lo scorso marzo allo scopo di ridurre le restrizioni rendendo più facile studiare le applicazioni mediche della marijuana. La legge è ora in discussione, e se fosse approvata si aprirebbero ampie prospettive di ricerca in almeno dieci aree diverse, oltre la Ptsd.

Una è l‘Aids/Hiv: da un piccolo studio su 10 fumatori di marijuana Hiv positivi emerge un miglioramento del sonno e dell’umore, e il dato va approfondito.

La seconda è l’Alzheimer: nei pazienti che fumano cannabis si riduce il dolore neuropatico e rallenta l’accumulo cerebrale dei depositi proteici tipici della malattia. Seguono artrosi e asma, dove la cannabis sembra, rispettivamente, ridurre i dolori e gli attacchi asmatici indotti dall’esercizio fisico. Anche nel cancro l’uso medico della cannabis va approfondito: fumarla sembra non solo migliorare l’efficacia della radioterapia, ma anche prevenire la nausea da chemioterapia. Altre aree di ricerca sono il dolore cronico, il morbo di Crohn, l’epilessia, il glaucoma e la sclerosi multipla, dove la marijuana aiuta a prevenire gli spasmi muscolari, il dolore, i tremori e la rigidità, secondo i dati di piccoli studi osservazionali. «Unico inconveniente, rilevato finora su una casistica di soli 20 pazienti, è che può compromettere la memoria» conclude Sisley.

Tratto da Doctor33

Author: microscopyworld

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