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Neoplasie – i vari tipi di tumore

Classificazione

Il termine neoplasia significa “nuova crescita”. Il termine tumore in origine si applicava al gonfiore causato da un’infiammazione, ma questo uso è quasi del tutto scomparso e il termine è oggi divenuto sinonimo di neoplasia. L’oncologia (dal greco óncos = rigonfiamento) è lo studio dei tumori, o neoplasie.

Sebbene tutti i medici sappiano a che cosa si riferiscono quando utilizzano il termine neoplasia, è stato difficile svilupparne una definizione accurata. L’eminente oncologo inglese Willis l’ha così definita: “la neoplasia è una massa abnorme di tessuto, la cui crescita supera in maniera scoordinata quella dei tessuti normali e progredisce anche dopo la cessazione degli stimoli che ne hanno causato l’insorgenza”. È noto che la persistenza dei tumori, anche quando lo stimolo scatenante è terminato, deriva dalle alterazioni genetiche ereditabili che vengono trasmesse alla progenie delle cellule tumorali. Queste modificazioni genetiche permettono l’eccessiva e sregolata proliferazione che diventa autonoma (ossia indipendente dagli stimoli fisiologici di crescita), sebbene i tumori rimangano in genere dipendenti dall’ospite per la nutrizione e l’apporto ematico. Come vedremo in seguito, l’intera popolazione di cellule neoplastiche all’interno di un tumore deriva da una singola cellula che ha subito un’alterazione genetica e quindi le neoplasie sono considerate lesioni clonali.

Un tumore viene classificato come benigno quando le sue caratteristiche strutturali non rappresentano un pericolo immediatamente letale per il paziente, per cui la formazione rimarrà localizzata, non potrà diffondere in altre sedi e si presterà di norma all’asportazione chirurgica con sopravvivenza del paziente. Occorre tuttavia notare che i tumori benigni possono produrre manifestazioni che vanno ben oltre la massa localizzata e talvolta sono responsabili di gravi patologie.

Neoplasia vulvare intrapiteliale

I tumori maligni sono comunemente indicati con il termine cancro, dalla parola latina per “granchio”, in quanto aderiscono in maniera tenace a qualsiasi superficie con cui entrano in contatto, proprio come fa il crostaceo. L’attributo maligno, applicato a una neoplasia, implica che la lesione possa invadere e distruggere le strutture adiacenti e diffondere a sedi distanti (metastatizzare) causando la morte. Non tutti i cancri, tuttavia, conducono a un esito infausto: alcuni, se diagnosticati precocemente, possono essere trattati con successo, ma la designazione maligno implica sempre un segnale di allarme.
Tutti i tumori, siano essi benigni o maligni, hanno due componenti di base:

  1.  cellule neoplastiche clonali che costituiscono il parenchima tumorale
  2. uno stroma di sostegno costituito da tessuto connettivo, vasi sanguigni e macrofagi e linfociti.

Benché a  determinare il comportamento del tumore e le sue conseguenze patologiche siano fondamentalmente le cellule neoplastiche, la loro crescita ed evoluzione dipendono dallo stroma perché è indispensabile un adeguato apporto di sangue affinché le cellule tumorali sopravvivano e si replichino, e il tessuto connettivo stromale fornisce il supporto strutturale essenziale per le cellule in accrescimento. Tra le cellule tumorali e quelle stromali, inoltre, vi è una comunicazione che influenza direttamente la crescita dei tumori. In alcuni casi, la componente stromale è limitata, per cui la neoplasia si presenta soffice e carnosa; in altri, le cellule parenchimali stimolano la formazione di abbondante collagene, un fenomeno denominato desmo-plasia. Alcuni tumori, ad esempio alcuni carcinomi mammari, sono molto duri e vengono perciò detti scirrosi. La classificazione dei tumori e il loro comportamento biologico sono basati principalmente sulla componente parenchimale.

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