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Quando fare il test BRCA1 e BRCA2?

Tumori familiari

Al di là delle sindromi ereditarie predisponenti al cancro, è stato osservato che in determinate famiglie un tumore può presentarsi con una frequenza maggiore senza un modello di trasmissione chiaramente definito. Praticamente tutti i più comuni tipi di tumore che si manifestano sporadicamente si verificano anche in forme familiari: ne sono esempi i carcinomi del colon, della mammella, dell’ovaio, del cervello, nonché i melanomi e i linfomi. Gli elementi principali che caratterizzano le neoplasie familiari sono rappresentati dalla giovane età di insorgenza, dal fatto che colpiscono due o più parenti stretti del paziente e dal fatto che a volte sono multipli o bilaterali. Le neoplasie familiari non sono associate a marker fenotipici specifici. Contrariamente alla sindrome familiare da polipi adenomatosi, ad esempio, le neoplasie familiari del colon non insorgono in polipi benigni preesistenti. La forma di trasmissione delle neoplasie familiari non è chiara. Di norma, i consanguinei hanno un rischio da due a tre volte maggiore rispetto a individui non parenti. Analisi di segregazione effettuate su famiglie numerose mostrano in genere che la predisposizione ai tumori si trasmette come carattere dominante, ma non possono essere escluse modalità di trasmissione multifattoriali. È probabile che la suscettibilità familiare al cancro dipenda da diversi alleli a bassa penetranza, ognuno dei quali contribuisce solo a un piccolo aumento del rischio di sviluppo dei tumori. Studi di associazione genomica si mostrano molto promettenti nell’identificazione di tali alleli. Si stima che il 10-20% dei pazienti con carcinoma mammario od ovarico abbia un parente di primo o secondo grado affetto

da uno di questi tumori. Sebbene siano stati individuati due geni predisponenti al cancro della mammella, denominati BRCA1 e BRCA2, una mutazione di questi geni si riscontra in non più del 3% dei tumori mammari.20 Una situazione analoga si verifica nei melanomi familiari, in cui è stata identificata una mutazione del gene oncosoppressore pi6. Tuttavia, la mutazione di questo gene è responsabile solamente del 20% circa dei melanomi familiari, e si ritiene perciò che altri fattori debbano essere coinvolti nella predisposizione familiare.23

Interazioni tra fattori genetici e non 

Cosa si può dire circa l’influenza dell’ereditarietà nella maggior parte delle neoplasie maligne? Si potrebbe affermare che le neoplasie maligne originano in gran parte da fattori ambientali, ma in mancanza di un’anamnesi familiare non si può escludere una componente ereditaria. Separare le cause ereditarie di una neoplasia da quelle acquisite è difficile dato che spesso queste interagiscono strettamente. L’interazione tra fattori genetici e non genetici è particolarmente complessa quando lo sviluppo del tumore dipende dall’azione di molti geni. Persino nei tumori con una componente ereditaria importante, il rischio di sviluppare il tumore può essere notevolmente influenzato da fattori non genetici. Il rischio di sviluppare un tumore della mammella nelle donne positive al test BRCA1 e BRCA2, ad esempio, è quasi tre volte maggiore per le donne nate dopo il 1940 rispetto alle donne nate prima di tale anno. Inoltre, il genotipo può influenzare significativamente la probabilità di tumori indotti dall’ambiente. Variazioni ereditarie (polimorfismi) in enzimi che trasformano procancerogeni nella loro forma attivapossono influenzare la suscettibilità al cancro.

Quando è il caso di effettuare il test Brca1 e Brca2?

I soggetti maggiormente a rischio sono quelle donne con casi di tumore alla mammella in famiglia per parenti diretti: mamme nonne, zie e sorelle. Le donne con mutazioni a carico dei geni BRCA1 o BRCA2 hanno un aumento del rischio di sviluppare il cancro alla mammella ’87% rispetto alle donne risultate negative al test, contro il solo  10% di rischio i contrarre la patologia delle pazienti negative. Le mutazioni ereditarie a livello di tali geni determinano nelle donne un sensibile aumento del rischio di sviluppare un tumore al seno  già in età precoce (prima della menopausa), rappresentando quindi una caratteristica peculiare della suscettibilità ereditaria. Recenti studi hanno, infatti, dimostrato che più della metà delle donne portatrici di mutazioni a livello dei geni BRCA sviluppa un tumore al seno prima dei 50 anni, con un’età media di diagnosi del tumore di 41 anni.

Neoplasia vulvare intraepiteliale

INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI

Il l’analisi genetica del  test Brca1 e Brca2 determina se una persona presenta o meno delle mutazioni per i suddetti geni.
Un risultato positivo implica la presenza di mutazioni.
Non tutte le donne con mutazioni a livello di BRCA1 o BRCA2 sviluppano la patologia neoplastica, ma il rischio è abbastanza alto. Sebbene la malattia sia rara per il sesso maschile, un uomo che presenta mutazioni di BRCA1 o BRCA2 possiede un rischio maggiore di sviluppare un tumore alla mammella.
Un risultato negativo per il test Brca1 e Brca2 significa che non è stata riscontrata alcuna mutazione. Tuttavia è importante sottolineare che un risultato negativo non significa che la paziente ha rischio zero di sviluppare un tumore al seno o all’ovaio; queste donne possiedono lo stesso rischio di tumore riportato per la popolazione generale, ciò perché la maggior parte di questo genere di tumori si estrinseca in forma sporadica, per cause ancora non ben conosciute.

 

Author: microscopyworld

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